domenica 21 maggio 2023

Si può parlare di cultura tecnologica?

Post aggiornato al 14 aprile 2026

Una domanda, che da qualche tempo sto cercando di dare un senso e una forma, è la seguente:

«Si può parlare di cultura tecnologica nell’educazione, nell’istruzione e nella formazione?»

Tutti gli oggetti tecnologici con cui ogni giorno interagiamo sono progettati esclusivamente come strumenti per comunicazione di informazioni con funzione di efficienza nel raggiungere uno scopo ben preciso con una tecnica fine a se stessa, seguendo la logica di mercato.

L’essere umano, al contrario, partecipa in modo emotivo alla fruizione degli oggetti tecnologici facendosi talvolta anche travolgere dagli stessi per “stare al passo” con le nuove tecnologie. Secondo lo psicologo Donald Norman “la tecnologia cambia rapidamente, gli individui e la cultura lentamente”.
Con questi presupposti bisogna parlare allora di creare una cultura tecnologica partendo dall’educazione alla tecnologia, educazione intesa come ex-ducere (trarre fuori), per favorire un processo di crescita attraverso il gioco, l’esplorazione, la curiosità, l’osservazione, l’immaginazione, il ragionamento e lo spirito critico, non mancando di un equilibrato sviluppo emozionale affettivo relazionale della persona in rapporto al mondo tecnologico.

Negli ambienti formali la scuola è il luogo principe di educazione e istruzione, ma ogni ambiente può essere fonte di educazione alle tecnologie, dagli ambienti non formali come biblioteche, un centro ludico-didattico, agli ambienti virtuali informali, come i social network, poiché il soggetto ha sempre con sé il proprio device mobile per apprendere anche in modo involontario.

È necessario, allora, una "cassetta degli attrezzi", quella metafora sulla cultura, definita dallo psicologo Jerome Bruner, come “l’insieme degli attrezzi mediante i quali costruiamo non solo il nostro mondo, ma la nostra concezione di noi stessi e delle nostre capacità”. Potendo contare su una “cassetta degli attrezzi”, il soggetto ha una gestione attiva delle tecnologie e degli ambienti di informazione, proprio perché ha una conoscenza dell’oggetto stesso e dei suoi possibili accessi ai contenuti. Utilizza lo strumento come mezzo per diventare competente ad usare e selezionare le informazioni, evitando quell’opulenza informativa, che per il designer Tomás Maldonado porta 
alla ridondanza, alla “noia percettiva che si esprime soprattutto come apatia, come rigetto, e persino come disgusto di fronte a messaggi troppo ripetuti”.


«Se il dialogo tra cultura e tecnologia è possibile, allora anche l’innovazione di metodologie con le nuove tecnologie diventa cultura.»

E-tivity
Si può parlare di cultura tecnologica?
Le tecnologie nell’educazione, nell’istruzione e nella formazione.
(per l’esame di Pedagogia della formazione degli adulti, IUL aprile 2023)



Approfondimenti dal Web:



Approfondimenti dal Blog:
Essere cittadini digitali
Lo spazio fisico nelle dimensione dell’apprendimento.
Una breve introduzione...come nasce questo blog



Fonti

  • Bruner Jerome, La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, Milano, Universale economica Feltrinelli, 2017.
  • E-tivity - Si può parlare di cultura tecnologica? Le tecnologie nell’educazione, nell’istruzione e nella formazione (per l’esame di Pedagogia della formazione degli adulti, Docente Prof. Alessandro Mariani, IUL aprile 2023)
  • Maldonado Tomás, Critica della ragione informatica, Feltrinelli, Milano 1997.
  • Mariani A., Cambi F., Giosi M., Sarsini D., Pedagogia generale. Identità, percorsi, funzioni, Carocci, Roma 2017.
  • Norman Donald, La caffettiera del masochista. Il design degli oggetti quotidiani, Giunti Editore, Firenze 2014.

domenica 18 settembre 2022

AnimAzione sicura in Rete

Post aggiornato al 29 novembre 2022


Il laboratorio di Stop Motion “AnimAzione sicura in Rete” ha coinvolto il punto di vista di bambine/i, ragazze/i tra i 10 e i 17 anni, sul tema della sicurezza nel web. L’attività è stata proposta all’interno del corso “Pillole digitali. In rete sicuri” del progetto “Azioni di contrasto alla povertà educativa” – “Mind the gap” (Pillole Digitali. In rete e sicuri - Cittadini Digitali) finanziato dalla Regione Liguria e organizzato presso l’Associazione RicreArti di Genova.

Giocando sulla parola anim-azione, ho voluto che il tema avesse come focus le azioni in rete dei ragazzi, dove il video sarebbe diventato mezzo con cui rappresentare una comunicazione sociale, per promuovere argomenti, atteggiamenti o comportamenti che fossero di ispirazione per i loro coetanei (animare con azione).

Il tema più sentito è stato il Cyberbullismo, in un viaggio visuale tra il videogioco Minecraft e il rapporto tra reale e virtuale rappresentato anche nella sua forma onirica, in cui sono stati presenti i sentimenti del conforto e della fiducia nell’amicizia.

Non sono mancati i processi che hanno condotto alle loro personali storie animate con la tecnica del “passo uno” tra brainstorming, sceneggiatura, storyboard, costruzione della scenografia e dei personaggi. L’uso dello smartphone è stato molteplice, dalla ricerca delle immagini (da osservare come modello per gli ambienti), alle luci, fino alla produzione del video con la sequenza di fotogrammi attraverso l’applicazione Stop Motion Studio.

La presenza di un gruppo dall’Ucraina ha dato un’internazionalità al laboratorio, ma tutti accomunati dalle storie che raccontano di loro stessi con problemi e soluzioni, rappresentando l'universalità delle loro emozioni.


I VIDEO IN STOP MOTION
Basta un sorriso / Battaglia quadrata

IL LABORATORIO
(clicca per ingrandire)








Approfondimento dal Blog:
Argomenti: Stop Motion

mercoledì 16 febbraio 2022

Specchi magici e viaggi immaginari

Post aggiornato al 5 aprile 2022

- La stanza che vedi attraverso lo specchio è perfettamente identica al nostro salotto, solo che le cose vanno nell’altra direzione […] I libri somigliano ai nostri, solo che sono scritti alla rovescia. Questo lo so bene, perché ho messo un nostro libro davanti allo specchio, e ne hanno messo uno dei loro, dall’altra parte -
Dal libro
“Attraverso lo specchio e quel che Alice trovò” di Lewis Carroll, scrittore inglese.

L’ “altra” direzione, a cui si riferisce Alice, è il gioco di riflessione dello specchio, ma solo quando Alice spiega che delle persone dall’altra parte hanno messo un libro, è allora che ci sta raccontando della presenza di un’altra dimensione.

Il gioco degli specchi riflettenti è stato esplorato e rappresentato in modo analitico dal grafico olandese Maurits Cornelis Escher. Famosa è la sua opera “Mano con sfera riflettente” un autoritratto in cui si riflette nel suo studio attraverso una sfera sorretta dalla sua mano in primissimo piano...come se ci volesse fare entrare nella sua dimensione.

Entrare in una dimensione significa fare un viaggio fantastico in un immaginario interiore o rappresentato da altri.

Lo scrittore Gianni Rodari con il racconto “il naso che scappa”, tratto dal libro “Favole al telefono”, ha immaginato la bizzarria di un naso che improvvisamente si mette in fuga dal proprio padrone, e comincia così:

- Il signor Gogol ha raccontato la storia di un naso di Leningrado, che se ne andava a spasso in carrozza e ne combinava di tutti i colori.
Una storia del genere è accaduta a Laveno, sul Lago Maggiore -


Il Gogol di cui parla è Nikolaj Vasil'evič Gogol', considerato uno dei grandi della letteratura russa. Rodari ha creato una nuova dimensione del racconto "Il naso" 
scritto da Gogol’ nel 1834 e pubblicato nel 1842 nella raccolta "Racconti di Pietroburgo".

Rappresentare significa riprodurre con segni, immagini o elementi plastici, aspetti della realtà oggettiva o concetti astratti.
Un laboratori utilizzando la tecnica cinematografica dello Stop Motion può aiutarci a rappresentare questi mondi, ponendoci anche delle riflessioni importanti.


I PROGETTI

In collaborazione con AssociazioneEpict, presso Associazione Ricrearti.


Fonti:
  • Dizionario Web - Powered By Oxford Languages · Cortana · Bing Translator
  • Carrol Lewis, Alice nel Paese delle Meraviglie – Attraverso lo specchio, Garzanti, Milano 2012
  • Rodari Gianni, Favole al Telefono, Einaudi 1962

sabato 11 dicembre 2021

Tra l’Instructional Designer e iI Facilitatore EPICT

Da quando ho concluso il Corso di Perfezionamento EPICT - Tecnologie Digitali per la classe inclusiva e i Bisogni Educativi Speciali, ho intrapreso un percorso di Instructional Designer, inteso come progettista per la didattica, e di Facilitatore Epict, formatore qualificato in grado di condurre i docenti ad acquisire la competenza di uso pedagogico delle tecnologie digitali.

Nello sviluppo delle mie competenze si è andato a delineare un approfondimento verso un modulo didattico specifico del Corso, quello di “Creare video e animazioni”, non solo come docente competente nel gestire l’uso del device e delle applicazioni, ma anche quello di guidare gli studenti a realizzare un video o una animazione.

Il primo seminario-laboratorio condotto online per la Community Assoepict - Stop Motion per l’inclusione - ha ripercorso un “viaggio” tra la storia della tecnica cinematografica utilizzata come “effetto speciale” e quel mezzo espressivo che oggi è diventata la Stop Motion, avendo lo sguardo verso l’inclusione “fuori dalla scuola” e l’ascolto verso le proposte future degli insegnanti per portare “dentro la scuola” la tecnica della Stop Motion in digitale, avendo loro come obiettivo il rinforzo o l’esplorazione di una disciplina in particolare.

Una parte del Webinar è stato inoltre dedicato ad una nicchia di film in cui possiamo ritrovare storie che toccano temi sull’esistenza umana nei suoi lati oscuri quali, la solitudine, l’infanzia difficile, la condizione adolescenziale, ma anche nei suoi valori di sensibilità, delicatezza e gentilezza. Queste storie “suscitano un movimento dentro di noi”, ci portano in un “mondo altro” rendendoci empatici con i personaggi, legandoci profondamente al nostro spazio interiore.


- Ci sono emozioni forti ed emozioni deboli, virtú forti e virtú deboli, e sono fragili alcune delle emozioni piú significative della vita. Sono fragili la tristezza e la timidezza, la speranza e l'inquietudine, la gioia e il dolore dell'anima. - 

Eugenio Borgna - La fragilità che è in noi


IL LATO OSCURO DEL CINEMA DI ANIMAZIONE

BAMBINI
James la pesca gigante
Regista: Henry Selick
Anno: 1996
Prodotto da Tim Burton – tratto dal libro di Roald Dahl.

PRE-ADOLESCENTI
Coraline la porta magica
Regista: Henry Selick
Anno: 2009
Tratto dal romanzo horror fantasy per ragazzi “Coraline” di Neil Gaiman.

Regista: Claude Barras
Anno: 2016
Basato sul romanzo “Autobiografia di una zucchina” di Gilles Paris.

Mani Rosse
Regista: Francesco Filippi
Anno: 2018
Corto contro la violenza sui ragazzi.
Disponibile su Rai Play www.raiplay.it/programmi/manirosse

Nobody is normal
Anno: 2020
Video realizzato per il servizio di consulenza per giovani e giovanissimi Childline.
Racconta le emozioni di un ragazzo alle prese con il disagio di sentirsi diverso.
Il video www.youtube.com/watch?v=ZJbrtQgLdpk


Approfondimenti sul Blog:
Argomento Stop Motion


Fonti:
  • Borgna Eugenio, La fragilità che è in noi, Einaudi, 2014 www.einaudi.it
  • Epict – Video lezioni ed espressione creativa [Syllabus_Modulo_13]
  • Maragliano Roberto / Pireddu Mario, Storia e pedagogia nei media, edizioni #graffi, 2014 (e-book)