Così incomincia la relazione consegnata
alle squadre dei ragazzi della First Lego League, per riflettere assieme ai
rispettivi coach, sul progetto scientifico presentato durante lo scorso anno.
La sfida? Trovare soluzioni innovative per insegnare qualcuno ad imparare,
scegliendo un argomento tra le loro passioni e non perdendo lo spirito che
questa parte di competizione doveva rimanere invariato, divertirsi!venerdì 6 marzo 2015
What is the future of learning?
Così incomincia la relazione consegnata
alle squadre dei ragazzi della First Lego League, per riflettere assieme ai
rispettivi coach, sul progetto scientifico presentato durante lo scorso anno.
La sfida? Trovare soluzioni innovative per insegnare qualcuno ad imparare,
scegliendo un argomento tra le loro passioni e non perdendo lo spirito che
questa parte di competizione doveva rimanere invariato, divertirsi!venerdì 20 febbraio 2015
Io WeDo un pendolo
Abbinare la disciplina della Fisica a Scratch e Wedo? E’ quanto mi è passato per la mente nel momento in cui, nell’ambito del breve corso di aggiornamento di Scuola di Robotica, sono stata affiancata da Marco, un Fisico di Milano che mi ha mostrato interesse ad approfondire Scratch con i Lego Wedo. La mia irrefrenabile curiosità mi ha portato, così, a provare a progettare con lui, un laboratorio che compenetrasse la visione empirica, sperimentale ed allo stesso tempo analitica della Fisica, con un sistema didattico di linguaggio di programmazione destinato ad un uso prettamente ludico, quale Scratch e con il kit Lego inserito nella fase più pratica dell’attività.
La scelta dell’esperimento è venuta di getto…il pendolo!
Di ispirazione Galileiana, il nostro laboratorio sperimentale proponeva
l’analisi di un pendolo semplice attraverso l’osservazione della sua
oscillazione. Il tipo di approccio e conoscenze richieste, prevedevano che
l’attività fosse destinata al biennio di scuola superiore.
Cosa volevamo effettivamente osservare e rilevare? Come degli scienziati, ciò
che a noi interessava era misurare il tempo che impiegava un pendolo a
completare un’oscillazione e come esso cambiava con la sua ampiezza.
Per definizione un pendolo è una qualsiasi massa attaccata tramite
filo, non elastico, ad un supporto fisso. La massa, presa in
considerazione, è stata una pallina di pasta modellabile che partendo dalla
posizione verticale doveva essere spostata, per poi rilasciata e compiere la
propria oscillazione. Chi poteva “vedere passare” il pendolo? Ecco che il sensore presente
nel kit Wedo è stato fondamentale per rilevare la presenza di un corpo mobile.
Finita questa fase preparatoria è entrato in gioco Scratch, forse la parte più
insidiosa della progettazione dell’attività. I comandi dovevano essere inseriti
nella giusta successione affinché il computer, attraverso il sensore, riuscisse
a prendere i tempi di oscillazione ed a disporli in modo corretto, automatico e
visivo sullo “stage” del software. Una vota completata anche questa parte, non
è rimasto che “testare” il laboratorio al Gruppo nell’arco di un’ora, il giorno
successivo.
L’attività è stata presentata in un contesto di percorso più ampio, in cui si
era già appreso l’uso di Scratch e nozioni sulle teorie del pendolo. Questo
laboratorio aveva lo scopo di verificare in forma empirica e analitica, ciò che
lo scienziato Galileo Galilei aveva notato durante lo studio del moto del
pendolo nel 1581.
Divisi in piccoli gruppi, i nostri collaudatori si sono così cimentati nella
nuova attività, ma come tutte le sperimentazioni, non sono mancati problemi e
riflessioni:
– Spiegare in modo semplice e chiaro il
pensiero computazionale che c’è dietro ad un progetto di questo tipo non è
risultato così scontato.
– Richiede un buono studio da parte dell’insegnante, sia di nozioni
informatiche che scientifiche, per rispondere ad eventuali dubbi presentati
dagli studenti.
– L’attività così pensata potrebbe essere ancora troppo legata alla visione
“scolastica” dell’esperimento, non risultando motivazionale per lo studente.
La creatività non è mancata anche per un
laboratorio così impegnativo, uno dei nostri sperimentatori ha personalizzato
il pendolo manipolando la pasta modellabile in una piccola faccina sorridente.
Scoprire che si può giocare in un laboratorio così “serio”, è stata per me una vera
sorpresa.
martedì 13 gennaio 2015
Il linguaggio in codice nella scuola primaria: il “dietro le quinte” di una pagina web
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- Oliverio Alberto – L’arte di imparare. A scuola e dopo, Bur saggi 2001.
giovedì 18 dicembre 2014
Percorsi di elettronica per tutti!
Nel suggestivo scenario di Palazzo Imperiale di Genova, il 13 e il 14 dicembre si è tenuto “Percorsi di elettronica per tutti: da littleBits ad Arduino ”, un corso dedicato all’elettronica per docenti ed educatori e per chi voleva avvicinarsi a questa disciplina in un modo semplice e intuitivo. A differenza di tanti corsi di elettronica, quelli di “elettronica creativa” hanno un’utenza quasi tutta al femminile, per la propensione e la sensibilità che la donna dimostra, verso l’uso della tecnologia nella didattica con i bambini.
Melissa ha aperto il corso facendoci manipolare
pasta di sale colorata, per creare figure che hanno costituito il nostro primo
circuito elettrico, un LED acceso, ha poi confermato l’effettiva riuscita dei
lavori. Ma il modo migliore per imparare le cose è…giocare! Così, un volta
conosciuti gli elementi principali di un circuito, ce li siamo dovuti
“conquistare”, il gioco da tavolo, è stato proprio l’elemento motivante
proposto da Melissa, che ha coinvolto tutto il gruppo.
La seconda parte del programma prevedeva il
passaggio da un semplice circuito elettrico ad uno di tipo elettronico. A
venirci incontro in questa fase sono stati i littleBits, piccoli “mattoncini”
elettromagnetici capaci di interagire componendosi tra di loro. Scoprire come
sono fatti gli oggetti tecnologici e crearne uno con materiali di riciclo, è
stato il compito che io ho assegnato ai nuovi “designer in erba”. C’è chi ha
creato un oggetto del tutto personale, andando come si dice “fuori tema”. Sono
in questi momenti che ti accorgi come a volte gli adulti ritornino un po’
bambini. Il primo giorno è passato con la parte più ostica dell’elettronica, i
pezzi e le loro funzioni ma con la promessa che il secondo giorno sarebbe stato
più creativo.
Incominciare con foto di strani pesci e un
laboratorio con musica era ciò che ci voleva, questa volta dovevano lavorare in
gruppo, inventare una storia negli abissi con pesci-personaggio luminosi. La
fantasia si è trasformata in una vera e propria “performance creativa” con
tanto d’interpretazione fino ad arrivare all’immedesimazione. A farci ritornare
in superficie e concludere la giornata ed il corso, è stata Melissa, con una
lezione di programmazione dell’hardware Arduino.
In questa esperienza io e Melissa siamo state
sia conduttrici che partecipanti, ciò che non conoscevo sperimentavo e imparavo
da lei e viceversa…Scuola di Robotica è anche questo.


