venerdì 20 febbraio 2015

Io WeDo un pendolo

Abbinare la disciplina della Fisica a Scratch e Wedo? E’ quanto mi è passato per la mente nel momento in cui, nell’ambito del breve corso di aggiornamento di Scuola di Robotica, sono stata affiancata da Marco, un Fisico di Milano che mi ha mostrato interesse ad approfondire Scratch con i Lego Wedo. La mia irrefrenabile curiosità mi ha portato, così, a provare a progettare con lui, un laboratorio che compenetrasse la visione empirica, sperimentale ed allo stesso tempo analitica della Fisica, con un sistema didattico di linguaggio di programmazione destinato ad un uso prettamente ludico, quale Scratch e con il kit Lego inserito nella fase più pratica dell’attività.

La scelta dell’esperimento è venuta di getto…il pendolo!

Di ispirazione Galileiana, il nostro laboratorio sperimentale proponeva l’analisi di un pendolo semplice attraverso l’osservazione della sua oscillazione. Il tipo di approccio e conoscenze richieste, prevedevano che l’attività fosse destinata al biennio di scuola superiore.
Cosa volevamo effettivamente osservare e rilevare? Come degli scienziati, ciò che a noi interessava era misurare il tempo che impiegava un pendolo a completare un’oscillazione e come esso cambiava con la sua ampiezza.

Per definizione un pendolo è una qualsiasi massa attaccata tramite filo, non elastico, ad un supporto fisso. La massa, presa in considerazione, è stata una pallina di pasta modellabile che partendo dalla posizione verticale doveva essere spostata, per poi rilasciata e compiere la propria oscillazione. Chi poteva “vedere passare” il pendolo? Ecco che il sensore presente nel kit Wedo è stato fondamentale per rilevare la presenza di un corpo mobile.
Finita questa fase preparatoria è entrato in gioco Scratch, forse la parte più insidiosa della progettazione dell’attività. I comandi dovevano essere inseriti nella giusta successione affinché il computer, attraverso il sensore, riuscisse a prendere i tempi di oscillazione ed a disporli in modo corretto, automatico e visivo sullo “stage” del software. Una vota completata anche questa parte, non è rimasto che “testare” il laboratorio al Gruppo nell’arco di un’ora, il giorno successivo.

L’attività è stata presentata in un contesto di percorso più ampio, in cui si era già appreso l’uso di Scratch e nozioni sulle teorie del pendolo. Questo laboratorio aveva lo scopo di verificare in forma empirica e analitica, ciò che lo scienziato Galileo Galilei aveva notato durante lo studio del moto del pendolo nel 1581.
Divisi in piccoli gruppi, i nostri collaudatori si sono così cimentati nella nuova attività, ma come tutte le sperimentazioni, non sono mancati problemi e riflessioni:

–  Spiegare in modo semplice e chiaro il pensiero computazionale che c’è dietro ad un progetto di questo tipo non è risultato così scontato.
–  Richiede un buono studio da parte dell’insegnante, sia di nozioni informatiche che scientifiche, per rispondere ad eventuali dubbi presentati dagli studenti.
– L’attività così pensata potrebbe essere ancora troppo legata alla visione “scolastica” dell’esperimento, non risultando motivazionale per lo studente.

La creatività non è mancata anche per un laboratorio così impegnativo, uno dei nostri sperimentatori ha personalizzato il pendolo manipolando la pasta modellabile in una piccola faccina sorridente. Scoprire che si può giocare in un laboratorio così “serio”, è stata per me una vera sorpresa.


Post pubblicato sul blog di Scuola di Robotica "L'uomo di latta"
http://luomodilatta.scuoladirobotica.it/category/zio-piccolo-bit/

martedì 13 gennaio 2015

Il linguaggio in codice nella scuola primaria: il “dietro le quinte” di una pagina web

Le mie prime attività di laboratorio di videoscrittura che ho svolto per la fascia di età compresa tra i 6 e i 10 anni, riguardavano l’apprendimento attraverso l’utilizzo del software Word di Microsoft (vedi post Essere Multimediali alla Biblioteca per ragazzi De Amicis). Il bambino oltre a scrivere, cambiava colore e stili alle parole, inseriva immagini e copiava piccoli testi presi da siti internet, per creare la sua piccola ricerca.

Oggi, enti come il MIUR, promuovono nelle scuole iniziative per una consapevolezza verso ciò che accade “dietro” la tecnologia multimediale, formando gli studenti attraverso l’apprendimento del codice di programmazione  (vedi Programma il Futuro).

Nascono così sperimentazioni come il progetto “Questo l’ho Fatto Io”, presso la Scuola Primaria Mazzini dell’Istituto Comprensivo Barbino di Genova, con lo scopo di stimolare ed avvicinare gli alunni nella realizzazione di semplici pagine web attraverso l’introduzione del linguaggio HTML, uno dei tanti modi per imparare a scrivere in codice. Il progetto è  stato presentato in occasione del Salone ABCD+Orientamenti che si è tenuto a Genova lo scorso novembre, presso lo stand di Scuola di Robotica. Il Prof. Alessandro Iscra, docente di Matematica e Fisica al Liceo Statale Mazzini, ha spiegato con chiarezza le fasi dell’attività e come il bambino possa apprendere il codice di istruzione attraverso un semplice editor di testo, quale il Blocco Note di Windows. 

Il flyer sul Workshop di presentazione del progetto  “Questo l’ho Fatto Io”

Clicca per ingrandire

Per molti sembrerà “forzato” insegnare ad un alunno della primaria un linguaggio informatico nella sua forma professionale, ma se si pensa che il linguaggio HTML, non è un linguaggio di programmazione, ma un modo per disporre gli elementi di un testo elettronico attraverso associazioni, allora si comprende come questa forma di linguaggio sia vicina anche al mondo del bambino. Il linguaggio di un ipertesto viene scritto, infatti, in forma di tag (marcatore) a cui vengono associati i contenuti (titolo, sfondo, immagini, corpo del testo).  



Un tag  ad esempio è questo:
           
            <title>
                      
Per essere letto in modo corretto dal browser, il tag deve essere sempre chiuso e completato con il titolo del testo a cui viene abbinato, ad esempio:

            <title> LA MIA RICERCA</title>


Nel linguaggio HTML, troviamo a disposizione diversi tag per diverse funzioni, a cui abbinare i contenuti. Una volta imparato i tag principali, molti dei quali di tipo intuitivo come nell’esempio, il bambino attuerà in modo estremamente naturale e senza frustrazioni, una delle più comuni forme di apprendimento per associazioni, l’apprendimento per tentativi ed errori. Stimolato a creare la sua pagina web, con stili di testo, colori e immagini scelte da lui, l’alunno sarà posto di fronte ad ostacoli o difficoltà per  adottare la soluzione corretta andando per tentativi ed eliminando eventualmente gli errori, per arrivare al suo risultato. La possibilità poi di avere un feedback attraverso un browser, che interpreta le istruzioni, permetterà al bambino di confrontarsi con il suo lavoro in ogni momento.



Fonti:
  • Oliverio Alberto – L’arte di imparare. A scuola e dopo, Bur saggi 2001.

giovedì 18 dicembre 2014

Percorsi di elettronica per tutti!

Nel suggestivo scenario di Palazzo Imperiale di Genova, il 13 e il 14 dicembre si è tenuto “Percorsi di elettronica per tutti: da littleBits ad Arduino ”, un corso dedicato all’elettronica per docenti ed educatori e per chi voleva avvicinarsi a questa disciplina in un modo semplice e intuitivo. A differenza di tanti corsi di elettronica, quelli di “elettronica creativa” hanno un’utenza quasi tutta al femminile, per la propensione e la sensibilità che la donna dimostra, verso l’uso della tecnologia nella didattica con i bambini.

Melissa ha aperto il corso facendoci manipolare pasta di sale colorata, per creare figure che hanno costituito il nostro primo circuito elettrico, un LED acceso, ha poi confermato l’effettiva riuscita dei lavori. Ma il modo migliore per imparare le cose è…giocare! Così, un volta conosciuti gli elementi principali di un circuito, ce li siamo dovuti “conquistare”, il gioco da tavolo, è stato proprio l’elemento motivante proposto da Melissa, che ha coinvolto tutto il gruppo.

La seconda parte del programma prevedeva il passaggio da un semplice circuito elettrico ad uno di tipo elettronico. A venirci incontro in questa fase sono stati i littleBits, piccoli “mattoncini” elettromagnetici capaci di interagire componendosi tra di loro. Scoprire come sono fatti gli oggetti tecnologici e crearne uno con materiali di riciclo, è stato il compito che io ho assegnato ai nuovi “designer in erba”. C’è chi ha creato un oggetto del tutto personale, andando come si dice “fuori tema”. Sono in questi momenti che ti accorgi come a volte gli adulti ritornino un po’ bambini. Il primo giorno è passato con la parte più ostica dell’elettronica, i pezzi e le loro funzioni ma con la promessa che il secondo giorno sarebbe stato più creativo.
Incominciare con foto di strani pesci e un laboratorio con musica era ciò che ci voleva, questa volta dovevano lavorare in gruppo, inventare una storia negli abissi con pesci-personaggio luminosi. La fantasia si è trasformata in una vera e propria “performance creativa” con tanto d’interpretazione fino ad arrivare all’immedesimazione. A farci ritornare in superficie e concludere la giornata ed il corso, è stata Melissa, con una lezione di programmazione dell’hardware Arduino.


In questa esperienza io e Melissa siamo state sia conduttrici che partecipanti, ciò che non conoscevo sperimentavo e imparavo da lei e viceversa…Scuola di Robotica è anche questo.

Post scritto per il blog “L’uomo di Latta”
http://luomodilatta.scuoladirobotica.it/category/zio-piccolo-bit/


venerdì 1 agosto 2014

Tra tecnologia e arti visive

"Si è conclusa la mia prima Summer School! 


Colori, forbici e nastro adesivo hanno animato i laboratori creativi. Bambini, ragazzi e adulti si sono espressi, dal semplice disegno su carta a strutture complesse in 3D. Materiali di ogni genere hanno dato impulso a creatività ed interrogativi su come questi potevano essere utilizzati ed assemblati. La tecnologia ha fatto da “scheletro”, in cui costruirci attorno ogni sorta di fattezza, ognuna con spirito d’ironia ed originalità…ecco che sono comparsi “mostruosità marine”, “faccette che si illuminano” e “la radio che cammina”, ma anche supporti didattici “il libro pop-up” e “il teatrino”.

 
Storie animate che hanno percorso la strada della fantasia, ma che hanno dato anche spunto alla riflessione, toccando temi importanti quali l’inquinamento e l’amicizia…"
 
Post pubblicato sul blog di Scuola di Robotica "L'uomo di latta"
http://luomodilatta.scuoladirobotica.it/category/zio-piccolo-bit/